Comune di Vaiano
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Comune di Vaiano

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Solare termico – 597 mq; Solare fotovoltaico – 2,1 MW; Mini eolico – 41 kW; Mini idroelettrico – 90 kW

La centrale elettrica “diffusa” del Comune di Vaiano
Il territorio del Comune di Vaiano (PO), per la sua particolare posizione, nella prima fascia subappenninica, in prossimità del centro laniero pratese, di cui faceva parte fino al 1949, e soprattutto per il fatto di essere attraversato dal fiume Bisenzio, fin da Medioevo ha assistito alla nascita delle prime attività produttive, attestate lungo il corso del fiume, come mulini, gualchiere, ferriere, ramiere e cartiere.
Questo intenso sfruttamento dell’energia idraulica, che ha continuato ad esistere anche durate tutta la fase della matura industrializzazione otto-novecentesca, soprattutto in riferimento al comparto tessile, è sopravvissuto fino al secondo dopoguerra, quando in seguito alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, tutte queste mini centrali, presenti in ogni singola fabbrica, sono state dismesse.
Negli ultimi decenni, tuttavia, con la rinnovata attenzione all’ambiente, e quindi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, si è nuovamente riaccesa l’attenzione per questi impianti dismessi.
E’ sulla base di queste osservazioni che nel 2004 l’Associazione per lo Studio e la Valorizzazione dell’Archeologia Industriale Pratese (ASVAIP) lanciò l’idea del recupero di tutti queste vecchie turbine, dislocate lungo l’asta del Bisenzio. Il progetto, giudicato al tempo abbastanza utopistico, perseguiva lo scopo di valorizzazione dei numerosi manufatti industriali, inserendoli nella logica della riscoperta dei valori ambientali, offrendo al contempo una possibilità di un concreto beneficio economico agli operatori,  in virtù dell’attivazione dei cosiddetti “Certificati Verdi”, rilasciati appunto ai produttori di energia da fonti rinnovabili.
Nasceva così l’idea della “Centrale elettrica diffusa”, ovvero una media centrale idroelettrica, esistente solo virtualmente a livello produttivo, intesa come sommatoria dei singoli impianti, ma che non presentava gli aspetti negativi di un’unica centrale equivalente.
La riattivazione di questi impianti avrebbe infatti innescato un processo di recupero dei manufatti industriali con un impatto ambientale nullo, non dovendo modificare o costruire alcuna nuova struttura. Anzi, l’operazione avrebbe dato luogo ad una sorta di restauro ambientale, con il ripristino e manutenzione delle gore (canali artificiali di derivazione) e soprattutto delle pescaie, che tra le loro funzioni, non secondarie, hanno quella di regimare e contenere le intemperanze del fiume nei mesi invernali, facendo quindi una salvaguardia del territorio da un punto di vista idrogeologico.
L’intero progetto fu recepito all’interno di un protocollo d’intesa da ben nove enti: i comuni di Vernio, Cantagallo, Vaiano e Prato, la Comunità Montana della Val di Bisenzio, la Provincia di Prato, il gruppo Consiag (ente partecipato di distribuzione del gas), Publiacqua (ente per la distribuzione dell’acqua)e l’Autorità di Bacino del Fiume Arno. In seguito è divenuto anche “azione prioritaria” nel Piano d’Azione Locale all’interno del processo di Agenda 21 della Provincia di Prato.
Anche se nell’immediato non ne seguì alcuna azione concreta, in seguito vari gruppi e imprenditori privati, si sono accorti dell’appetibilità dell’operazione organizzandosi per riattivare queste piccole centrali idroelettriche.
In particolare nel Comune di Vaiano, ove esiste la più alta concentrazione di siti dismessi, si stanno attivando vari soggetti per tornare, con varie metodologie, a produrre energia elettrica con le acque del fiume.
Il dato interessante, per quanto concerne Vaiano è che i soggetti che si sono attivati provengono tutti dal mondo tessile, operando sia come singoli imprenditori all’interno del sito di proprietà, come la società Fartex della Cartaia, sia con la costituzione di apposite società che hanno come finalità, appunto, quella della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, come nel caso della Valbisenzio Energia e del gruppo H2E.
Il proprietario del complesso della Cartaia, è stato uno dei primi a credere nel progetto, avendolo esso stesso promulgato insieme all’ASVAIP di cui fa parte. Il sito che, come attesta il toponimo, già nel Trecento era una cartiera, poi implementata e trasformata in opificio tessile agli inizi del Novecento,  possedeva un impianto con due turbine Francis a camera aperta, di cui una è stata recentemente ripristinata, e che verrà utilizzata a fini didattico-dimostativo, mentre l’altra sarà sostituita nei prossimi mesi da una moderna turbina Kaplan, della potenza di 90 Kw, dedicata alla vera e propria produzione di energia elettrica.
Sempre al recupero di un impianto preesistente si è dedicato anche un’altro imprenditore tessile che invece ha fondato una società ad hoc: la Valbisenzio Energia, con il preciso scopo di produrre energia rinnovabile. Una delle prime azioni della società è stata proprio quella di stipulare una convenzione con il Comune di Vaiano, che era divenuto titolare di una concessione per lo sfruttamento della derivazione idraulica che portava ad un altro sito storico: l’Isola. Questo antico opificio già sede di una gualchiera e mulino nel medioevo, aveva poi subito come tanti altri, una trasformazione in fabbrica tessile nella seconda metà dell’Ottocento. Proprio nei suoi pressi l’Amministrazione comunale ha deciso di realizzare un parco ecosostenibile che potesse diventare  una sorta di laboratorio di buone pratiche e che, non a caso, ha assunto il nome di “Ecoparco dell’Isola”. La Valbisenzio Energia, in forza della suddetta convenzione, ha recentemente ricondizionato due delle preesistenti turbine, rispettivamente di 40 e 35 Kw, ripristinando anche tutte le opere idrauliche che attraversano l’Ecoparco e che a breve cominceranno a produrre nuovamente energia.  In una parte della storica fabbrica verrà realizzato anche una sorta di piccolo museo sia degli apparati idraulici che di altri macchinari tessili.
Un’altra società che invece ha fatto forti investimenti nel campo delle rinnovabili, in parte composta sempre da imprenditori tessili, è la società H2E. Questa azienda, impegnata anche in altri tipi di produzione energetica, come il fotovoltaico, ha acquisito la gran parte dei siti disponibili per la produzione idroelettrica nel Comune di Vaiano, adottando tuttavia un nuovo tipo di tecnologia di recente invenzione, quella dei cosiddetti “vitoni”, anche se basato su di un antichissimo principio, ovvero delle viti di Archimede o coclee, che girano al contrario sotto la spinta dell’acqua, producendo così energia. Questi apparati, per i quali sono in fase di rilascio le relative concessioni, saranno installati direttamente a fianco delle pescaie di ben cinque siti, tutti nel comune di Vaiano. La potenza media di tali impianti sarà di circa 90 kw ciascuno, ed in alcuni casi ad essi saranno affiancati anche pannelli esplicativi, totem e schermi interattivi per dare informazioni sia su gli impianti di Vaiano, che di carattere generale sulle rinnovabili nel mondo.
Infine anche all’interno di uno dei piani di recupero del territorio comunale, che interessa uno dei villaggi industriali più importanti della zona, sarà recuperata una delle due turbine idrauliche presenti nella vecchia fabbrica della Briglia, che fornirà l’equivalente di gran parte dell’energia che verrà utilizzata nel nascente nuovo quartiere residenziale.